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L’istituzione ed il Breve di approvazione

Come ricorda lo storico bresciano Antonio Fappani: “È noto quale ruolo abbiano ricoperto nella storia della pietà cristiana in genere e mariana in specie le Compagnie, le Discipline e le Confraternite. Esse furono in un certo senso l’organizzazione stessa della pietà, i centri propulsori di essa. Non organizzazione burocratica, e perciò mortificante, ma una unione, un conglobamento - se così si può dire - di spiriti, che, dandosi una Regola, si sforzavano di manifestare, nel miglior modo possibile e in vicendevole esempio, la loro devozione e di potenziare il loro sforzo nelle opere di culto e di beneficenza”[1] .


decreti_confraternitamini Un esempio dell’importanza di queste associazioni ci viene fornito dalle vicende della Confraternita della Santissima Annunziata, legate alla storia del nostro Santuario. Tralasciando l’elenco dei fatti che hanno portato all’edificazione del nostro tempio mariano, dei quali abbiamo già discorso nei precedenti numeri di Comunità Marchenese, in questa occasione ci soffermiamo in particolare sul documento denominato “Breve decreti e regole per la erezione ed armonica sussistenza della Confraternita sotto il titolo della Santissima Annunziata eretta in Marcheno”, pubblicato a stampa in Brescia ad opera della tipografia di Pietro Vescovi nel 1791.
L’importante atto presenta, dopo il frontespizio, un’introduzione che reca la firma del confratello Domenico Ghirardini, appartenente ad una famiglia di antichi originari della comunità marchenese e verosimilmente alla stirpe dei futuri custodi del Santuario della Madonnina.
Egli ricorda di aver “giudicato non inutile, né spregevole studio di raccogliere colla maggior diligenza, ed esattezza i documenti tutti di Sovrana approvaziono[e] Secolare, ed Ecclesiastica, che diedero vita, e mantennero la nostra Confraternita: le regole, e i metodi di buon governo, e disciplina, che si devono osservare, e le Parti dalla Compagnia prese in più tempi pel miglior andamento della rispettabile Unione” (p. 3).
Nell’allocuzione rivolta “Al Lettore” (p. 4) si racconta che “fino dal principio del corrente decimo ottavo secolo” era nata nella terra di Marcheno la “divota adunanza di Confratelli sotto il titolo della Santissima Annunziata, nell’Oratorio eretto da detto Comune in onore della Medesima”. Volendo i confratelli ottenere l’approvazione papale con le relative indulgenze si rivolgono al papa Clemente XI che nel 1718, quando - è bene rammentarlo - il Santuario è ancora in fabbrica per quanto riguarda il presbiterio e non ha ancora visto il completamento delle decorazioni dell’aula o navata[2].

 

Il Sommo Pontefice concede il Breve di approvazione con queste parole:

Clemente_Xi_ A perpetua memoria. Esistendo, come abbiamo inteso nella Chiesa, ossia Oratorio Pubblico della Santissima Annunziata della Terra di Marcheno in Valle Trompia Diocesi del Bresciano, una pia e divota Confraternita d’amendue i sessi de’ Cristiani sotto il titolo dell’Annunziazione della B. V. M. Immacolata, non già canonicamente eretta, o da reggersi per un’arte di uomini particolare, i di cui Confratelli e Consorelle sogliono, ed intendono esercitare molte opere di pietà, e di carità”. Il “Breve” di Papa Clemente XI prosegue affermando che, per favorire la crescita quotidiana dell’associazione, viene concessa l’indulgenza plenaria a tutti coloro i quali, veramente pentiti e confessati, ricevano l’eucaristia, sia che si tratti di Confratelli appartenenti all’associazione laicale sia che ci si riferisca “a quelli che vorranno pro tempore ascriversi in detta Confraternita, in punto di morte di ognun di loro, se però veramente pentiti confessati, e comunicati, ovvero non potendo ciò fare almeno contriti, invocheranno con divozione il nome di Gesù con la bocca potendo oppur col cuore”. L’indulgenza plenaria per i Confratelli e le Consorelle ha validità se applicata, con le regole prescritte, “nel giorno festivo della Santissima Annunziata della B. V. M. Immacolata, dai primi vespri fino al tramontar del sole” con l’obbligo di visita alla “Chiesa, o Capella, od Oratorio della medesima Confraternita” e con la prescrizione della preghiera a Dio “per la concordia fra Principi Cristiani, estirpazione dell’eresie” ed esaltazione di Santa Madre Chiesa[3].

Il solenne decreto papale stabilisce inoltre che gli associati alla Confraternita che si rechino in visita al Santuario alle consuete condizioni:

“ne’ giorni festivi della Concezione [8 dicembre], Assunsione [15 agosto], e Natività [8 settembre] della B. V. M. Immacolata, come pure de’ Santi Apostoli Pietro, e Paolo [29 giugno]” acquistino “sette anni, ed altrettante quarantene d’Indulgenze”.

 

Tutti i fedeli i quali:

  • intervengano alle S. Messe, “ed altri Divini Offizj”;
  • partecipino “alle Congregazioni pubbliche, o private di detta Confraternita, dovunque sieno per farsi”;
  • diano alloggio ai poveri o si adoprino per mettere pace tra nemici;
  • accompagnino alla sepoltura “i corpi de’ defunti Confratelli, e Consorelle”;
  • partecipino a processioni (accompagnando il Santissimo Sacramento, recitando un Pater, ed un’Ave Maria, o in alternativa cinque Pater Noster ed altrettante Ave Marie per le anime dei citati Confratelli);
  • riducano “qualche scostumato alla strada della salute”, insegnando agli ignoranti “gli Precetti d’Iddio” ovvero esercitando qualunque altra opera di pietà, e carità;
hanno diritto all’ottenimento di “sessanta giorni di penitenza, quale, o fosse stata ingiunta, od in qualunque altro modo dovuta”[4].

L’atto papale risulta essere emanato “in Roma presso Santa Maria Maggiore sub annulo Piscatoris[5], nel giorno ventesimo secondo di Ottobre dell’anno millesettecento dieciotto, decimo ottavo” del pontificato di Clemente XI.