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I testi e le immagini sono stati realizzati dall'Ufficio Cultura della Comunità Montana di Valle Trompia in occasione della formazione degli apprendisti Ciceroni coinvolti nella "Giornata FAI di Primavera 2014

INTRODUZIONE

Interno Chiesa Ss. Pietro e Paolo in Marcheno

Esterno Chiesa Ss. Pietro e Paolo di MarchenoIl Comune di Marcheno si trova a 22 km da Brescia, sulla linea di confine immaginario tra la media e l'alta Valle. In origine le sedi del Comune e della Parrocchia si trovavano nella Contrada di Lè, l'attuale contrada di Aleno, a cui facevano riferimento Marcheno, Brozzo e Cesovo, la parrocchia inoltre apparteneva alla Pieve di Inzino fino alla fine del '300. Diventata ben presto inadatta ad ospitare una comunità in costante espansione, nel 1532 la chiesa parrocchiale risulta già trasferita nella sede attuale mantenendo la dedicazione a S. Pietro.
Luciano Anelli attribuisce il progetto dell'edificio al pittore e architetto orceano PIER MARIA BAGNADORE, lo stesso a cui è attribuito il Santuario della Madonnina mentre Sandro Guerrini propende per il cremonese GIOVAN BATTISTA TROTTI DETTO IL MALOSSO, autore della pala dell'altare maggiore della vicina chiesa parrocchiale di Brozzo, eseguita negli ultimi anni del '500, e al quale gli abitanti di Marcheno avrebbero potuto richiedere un progetto in quanto il Malosso risulta accreditato anche come architetto (dai documenti d'archivio risulta infatti che venne pagato nel 1603 per avere presentato numerosi disegni per il duomo nuovo di Brescia).
L'aspetto attuale della chiesa risale comunque all'ultimo quarto del '600 come dimostrano la lapide in pietra entro una cornice in stucco (1) posta all'interno in controfacciata, sopra il portale d'ingresso; nel 1691 fu deliberato l'allungamento del coro, e un atto del 1671 in cui la comunità di Marcheno chise un ingente prestito al Consiglio di Brescia per la costruzione di una nuova parrocchiale. Risalgono allo stesso periodo le scialbature delle pareti laterali del presbiterio, apportate probabilmente per il dilagare della peste in quegli anni. Nel 1691 fu deliberato l'allungamento del coro.

ESTERNO:

la facciata, riconducibile a modelli del tardo '500, è suddivisa in due ordini di diversa ampiezza: quello inferiore, scandito da lesene doriche, e quello superiore, coronato da un timpano triangolare impreziosito da tre obelischi e segnato da semplici fasciature verticali che incorniciano il finestrone centrale e le due nicchie laterali. Il raccordo tra i due registri è realizzato da due ampie volute di epoca recente mentre le due nicchie ospitavano in origine le due statue lignee di S. Pietro e S. Paolo ora collocate in una delle 6 sagrestie per salvaguardarle dal degrado. Le statue erano dotate in origine delle basi che consentivano a entrambe di raggiungere la giusta altezza per essere collocate nelle due nicchie esterne. Originariamente ricoperte da uno strato di gesso policromo sono state attribuite a VALENTINO BOLESINI, scultore attivo tra la fine del '500 e l'inizio del secolo successivo che Brescia realizzò la fontana della Pallata (progettata dal Bagnatore sia l'architetto al quale è attribuito anche il progetto della chiesa parrocchiale in esame) insieme ad Antonio Carra.

A sottolineare la classicità della facciata nel suo insieme contribuisce la trabeazione decorata con un fregio in cui si alternano metope (formelle di pietra scolpite a rilievo). La colorazione gialla è recente.