Le vicende degli uomini di “Lé, Marché et la Part” ovvero la storia degli abitanti della comunità di Marcheno, posta a 382 metri sul livello del mare e solcata dal rapido Mella, non sono semplici da raccontare. Nei capitoli di storia locale che gli “internauti” troveranno su questo sito sarà possibile rivivere (sia pure sinteticamente) il percorso compiuto dai primi abitanti del territorio arroccati intorno al castelliere preromano sorto in località Prevesto (La Rocca, per intenderci) e insediati sulle balze dell’attuale contrada di Aleno fino alla significativa urbanizzazione del territorio marchenese, compiutasi negli anni Sessanta - Settanta del secolo XX.



Dall’originaria comunità sulla palude (“Marchesium”, antico nome di Marcheno, vuol dire appunto luogo paludoso) si passerà alla dominazione delle aquile romane sulla valle del Mella che, con la conquista di Livio Druso (15 avanti Cristo circa) porterà i marchenesi a far parte di quelle “gentes alpinae devictae” di cui parla Plinio il Vecchio nella sua Storia Naturale e di cui resta testimonianza nella famosissima iscrizione di “La Thurbie” (vicino a Mentone).

I secoli bui dell’Alto Medioevo ci porteranno piccoli squarci di luce nelle vicende del governatore di Valtrompia, conte Suppone (secolo X) che ingaggerà con i valligiani (tra i essi i nostri antenati) una furiosa contesa, non scevra da frequenti spargimenti di sangue. Le carte del monastero di santa Giulia ci diranno come i Lavellongo, potenti feudatari ecclesiastici, possedessero beni in Aleno, Cesovo e Brozzo, aiutandoci a capire come e quando i territori “solivi” del nostro comune siano stati dissodati e resi coltivabili, nella tradizione benedettina che accomuna Aleno (a Lé) con il monastero di Leno nella bassa bresciana. Il primitivo comune scenderà poi a valle, una volta bonificati i terreni dalle frequenti esondazioni del fiume Mella, e si costituirà così una comunità civile su basi più solide mentre la primitiva cappella, della quale ammiriamo magnifici scorci di pittura tardo quattrocentesca, si trasformerà nei secoli nella nostra amata chiesa parrocchiale.

L’economia di Marcheno, comunità laboriosa del Serenissimo Ducal Dominio, emergerà in alcune note sugli acciarini e gli acciarinari marchenesi, artigiani non secondari rispetto al complesso fenomeno della fabbricazione di armi che avrà sempre più in Gardone il suo vero capoluogo. La peste “manzoniana” (1630), le frequenti alluvioni, le alterne fortune ed i diversi destini di tanti piccoli protagonisti di una microstoria (che costituisce il canovaccio della macrostoria ovvero dei grandi avvenimenti dell’età moderna) punteggeranno i secoli della dominazione veneta sino all’annus horribilis 1797, quando le armate francesi combatteranno contro chi pagherà con la vita la sua fedeltà al leone di S. Marco.

Il secolo lungo (ovvero l’Ottocento, che per alcuni storici si conclude soltanto con la I guerra mondiale) e quello breve (il Novecento, finito a parere di molti con la caduta del muro di Berlino) chiuderanno con la necessaria dovizia di particolari questo percorso e ci aiuteranno a cogliere al meglio, grazie alla ricchezza di documenti e di testimonianze, l’evoluzione di una comunità che, uscita a fatica dalle “panie” dell’età dei lumi, godrà negli ultimi due secoli della sua storia di un rilievo sempre maggiore, dando pieno significato al quotidiano travaglio di marchenesi vecchi e nuovi nel corso dell’inesorabile fluire del tempo.

Vincenzo Rizzinelli