CARITA' DI DIO E AFFANNO DELL'UOMO

Questo è stato il titolo nonché la provocazione che ha guidato le giornate Caritas svoltesi il 3-4-5 maggio di quest'anno.

La prima sera, cioè mercoledì, abbiamo avuto come ospiti la Dottoressa Sara Sartori psicologa e collaboratrice del consultorio diocesano, Giovanni Bonomi e Antonio Serra entrambi diaconi e membri della commissione Caritas di Brescia.

Ci parla per prima la dottoressa seguendo la traccia:” Aprirsi verso l'altro in un mondo di chiusure. Slanci altruistici e ricadute egocentriche nel contesto relazionale e sociale attuale. Cause e rimedi.”

Aprirsi verso l'altro vuol dire trasmettere emozioni e sentimenti ma anche ascoltare i sentimenti delle persone. Una buona relazione necessita di rispetto, fiducia, empatia, interessamento, dialogo e reciprocità.

Al mondo di chiusure ci siamo arrivati nel tempo passando da una società patriarcale ad una società democratica libera. C'è stato il passaggio da una comunicazione formale ( per esempio il “voi” ai genitori) ad una informale ( per esempio il rapporto studente-insegnante attuale).

Il vantaggio sicuramente è il confronto tra le persone che è possibile ma deve essere anche sempre auspicabile.

Gli svantaggi invece sono: il disagio esistenziale, senso d'identità sociale ma anche sessuale, aumento di conflitti con l'aumento delle separazioni nelle famiglie, crescita della solitudine e calo della solidarietà.

Il centrarsi su di noi porta ad un mondo di chiusure.

L'altruismo è la disposizione ad essere interessati agli altri anche sacrificando se stessi.

Ci sono varie teorie psicologiche al riguardo come per esempio della persona pseudo altruistica cioè quelle che fanno un gesto altruistico ma per rafforzare la propria autostima, oppure l'altruismo dovuto ad un uniformarsi dettato dalle norme sociali. Varie teorie ma nessuna risposta certa perché non c'è nulla di dimostrabile.

Prendono poi la parola i diaconi che iniziano con due brani del vangelo: Gv 13,24(la lavanda dei piedi) e Mt 25(le donne al sepolcro).

Per il cristiano è la legge dell'amore l'esempio da seguire e Gesù appunto lo insegna durante l'ultima cena. Dove possiamo metterla in pratica? In Galilea dice il Signore ossia nel nostro quotidiano.

La carità non è una esclusiva dei cristiani ma è di tutti e deve, dovrebbe, essere il centro di ogni relazione. Vivere la carità vuol dire avere una speranza e porsi delle domande che possono portare ad un cammino di Fede.

Ci sono delle difficoltà legate alla carità: bisogna vincere l'egoismo prima di tutto ( per esempio alla richiesta di aiuto rispondere di non aver tempo), non cadere nella tentazione della presunzione, vincere le proprie paure che portano a farci chiudere.

Di tutto alla fine resterà solo l'amore che è Dio e Dio è relazione.

Infatti Dio ha sempre cercato la relazione con l'uomo partendo dall'Antico Testamento poi si è concretizzato con Gesù. Dopo Gesù, Dio ha mandato lo Spirito Santo e questo ha completato la piena donazione di sé.

In Gv 15 si dice “ rimanete in me ed io in voi”. Dobbiamo credere nel suo amore: per poter donare amore bisogna che prima ci lasciamo amare da Lui.

C'è una differenza tra il Suo amore e il nostro perché l'amore di Dio è totale mentre il nostro può essere affettivo (vedere l'altro come un fratello) e/o effettivo (favorire il bene dell'altro).

Ogni uomo va esaltato come figlio di Dio e questo è compito della Chiesa ma nel piccolo è compito della Caritas.

La prima cosa per costruire una relazione è ascoltare l'altro perché così gli si può far capire che vale. Se viene valorizzata la persona questa ha dignità quindi si apre un canale di prossimità che porta alla fraternità. Non per niente l'ascoltare è il primo vero comandamento: Shemà Israel!

La carità si può definire un cammino di conversione che porta dalla buona intenzione all'azione.

Insomma se la psicologia va a tentoni, il Signore è chiaro: Ascolta, relazionati e agisci.

Il Giovedì si è svolta l'adorazione Eucaristica e abbiamo iniziato con una distinzione tra alcune tipologie di adorazione a cui l'uomo è legato: l'adorazione falsa, quella ambigua e ovviamente quella vera.

Nell'adorazione falsa abbiamo potuto vedere tramite immagine gli idoli più comuni: il corpo, il sesso, il potere, il denaro. Idoli a cui l'uomo chiede la vita ma avendo ben altra risposta. Nella relazione idolo-uomo ne fa da protagonista l'egoismo umano.

Per spiegare l'adorazione ambigua abbiamo chiesto di aiutarci a Suor Maria Elisa Perinasso per capire come anche nel voto di povertà può esserci il rischio di non vivere la carità in modo puro.

L'ambiguità non è nel voto di povertà in se ma nella persona che lo professa. Può succedere per vari motivi per esempio se il voto è imposto e non scelto, se la persona ha bisogno di suoi confini personali che gli altri non possono oltrepassare, se non si vive a pieno la carità del Vangelo.

Nella sera di venerdì c'è stata la celebrazione eucaristica presieduta da Don Maurizio il quale ha ricordato come dovremmo imparare a vivere la carità a 360 gradi e non solo negli aspetti a noi più comodi. Una carità che dovrebbe far parte di un cammino di fede che ci accompagna ogni giorno e aiutato dai numerosi momenti di riflessione che la nostra parrocchia ci propone ma che spesso viene snobbata.

La serata poi si è conclusa con la cena per i collaboratori parrocchiali.


Con la speranza che queste giornate possano portare qualche frutto, non resta che già invitarvi alle giornate del prossimo anno!

La Caritas Parrocchiale