In occasione dell’ultimo CPP del 20 gennaio 2017, il tema principale all’ordine del giorno era:

Amoris Laetitia

“L’Esortazione Apostolica post sinodale Amoris Laetitia di papa Francesco è un documento di indicazioni pastorali di un nuovo percorso di Chiesa, soprattutto a servizio della vocazione matrimoniale e della vita familiare. Tenendo conto della difficoltà di fare sintesi tra molte prospettive di pensiero e innumerevoli situazioni pastorali, papa Francesco ci offre un documento “non finito”, nel senso che chiede ad ogni singola diocesi e conferenza episcopale di portare a concretizzazione le linee direttive ivi contenute”.
Dopo una breve introduzione al documento da parte di don Maurizio, abbiamo affrontato un lavoro di discernimento su tre quesiti che la diocesi ha deciso di portare all’attenzione, tra gli altri, dei Consigli Pastorali Parrocchiali. Di seguito riportiamo quanto emerso dalla riflessione:

1) Perché i giovani oggi non si sposano più? Che cosa dice alla Chiesa questo messaggio?

Ci diciamo che il " per sempre" invece di cementare il rapporto, spaventa; non sembra rientrare più nella mentalità della società moderna. Ai giovani si presentano dei modelli di vita di coppia negativi: da un lato è in crescita esponenziale il numero dei divorzi, esempio del fallimento della vita matrimoniale; dall'altro il mondo dei social propone dei canoni di vita sempre (all’apparenza) perfetta, felice. Ecco che si preferisce la convivenza al matrimonio, anche per sentirsi liberi di interrompere un rapporto alla prima difficoltà: per problemi economici, di salute, di fedeltà o anche solo per la monotonia; andando alla costante ricerca di quella felicità tanto promossa e promessa dai mezzi di comunicazione. La famiglia non viene più vissuta come un punto di forza, un rifugio, anzi, le maggiori responsabilità che questa comporta sono viste spesso come alienanti, insopportabili. Sulla scelta di non sposarsi incidono sicuramente: la paura di amare apertamente, la pigrizia, il desiderio di avere tutto e subito, la bramosia del nuovo e del cambiamento.

Se poi i giovani di oggi non si sposano più, va considerato anche l’aspetto economico. Dopo anni di studio al momento di inserirsi nel mondo del lavoro, faticano a trovare un’occupazione stabile e dignitosa, rimanendo per lunghi anni nel precariato. Diventa difficile allora anche sostenere le spese necessarie alla creazione e al mantenimento di una famiglia (matrimonio, casa, figli).

Altro aspetto che consideriamo importante: la legge italiana tutela oggi in caso di divorzio (spesso in modo sproporzionato) la moglie e i figli, riducendo così letteralmente alla fame i mariti, e questo sembra spaventare molto gli uomini.

Secondo noi sarebbe auspicabile una maggiore apertura della Chiesa alla “convivenza seria”, in altre parole alla possibilità di “testare la quotidianità vissuta con il compagno/a”, prima di compiere un passo decisivo e irreversibile come il matrimonio.

2) Cosa dire di fronte a esperienze positive e riuscite di vita coniugale e familiare, senza il vincolo sacramentale e senza una vita sacramentale (Eucaristia e Penitenza)?

Ci diciamo che esperienze positive di questo tipo esistono anche nella nostra comunità. Al riguardo siamo umanamente contenti per la loro felicità, ma allo stesso tempo, siamo tristi per la mancanza di quel passo ulteriore e determinante che completerebbe il loro cammino di fede. Che ci siano persone amorevoli con i figli, intelligenti, dotate di buon senso, seppur non cristiane o non praticanti, non possa che essere a livello generale un bene. Che si dica sì o no alla fede però, non preclude a Dio di agire; siamo consapevoli, infatti, che, dove c'è amore c'è Dio.

Per quanto riguarda possibili soluzioni, non sappiamo bene cosa pensare. In alcuni casi, infatti, si parla di persone con fedi diverse dalla nostra; per quanto riguarda invece i “lontani” pensiamo che sarebbe utile cercare di coinvolgerli il più possibile nella vita parrocchiale.

3) Come realizzare cammini penitenziali e di riconciliazione ecclesiale per persone divorziate e ri-coniugate, in maniera ordinaria e uniforme nella nostra diocesi?

Ci diciamo che da un punto di vista “legale”, se non cambiano le indicazioni pastorali, vediamo ben poco spazio per delle soluzioni. Ci sentiamo umanamente tristi quando vediamo qualcuno che lo desidera ardentemente e non può ricevere il Sacramento.

Allo stesso tempo ci chiediamo:

  • Quante sono le persone che effettivamente vogliono riconciliarsi con Dio e con la Chiesa?
  • Siamo sicuri che chi vuole l'Eucaristia, la desideri davvero con il cuore e non solo perché non la può avere; come se fosse l’ennesimo diritto da acquisire?

Pensiamo che sicuramente sarebbe fondamentale per le persone in questa situazione l’aiuto da parte di una guida spirituale. Sarebbe altresì necessaria da parte della persona interessata la partecipazione attiva alla vita della propria comunità parrocchiale. Pensiamo anche che si potrebbe proporre un cammino di fede impegnativo (magari sul modello neocatecumenale) per testare l'effettiva profondità della richiesta.