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In questa sezione vengono raccolti gli editoriali e gli articoli più importanti a partire dal 2010

La Pasqua di morte e risurrezione di Cristo ha portato molti fedele alla celebrazione del sacramento della Confessione o della Riconciliazione. Una occasione opportuna per celebrare in pienezza il mistero di cristo, efficace nella nostra vita attraverso i sacramenti. Nel nostro itinerario di apprendimento della originalità della direzione o accompagnamento spirituali, ci lasciamo istruire da alcune note che ne dicono la relazione, ma soprattutto la differenza.


img2 DIREZIONE SPIRITUALE e CONFESSIONE SACRAMENTALE: QUALI DIFFERENZE?

 

E' diverso innanzitutto l'obiettivo. Nel sacramento si tratta di remissione dei peccati. Lo sguardo è rivolto al superamento del passato. Il servizio che si rende con la DS cerca nella decisione il futuro che attende.

E' diverso poi il senso globale dell'intervento. Il perdono sacramentale dei peccati è un evento oggettivo. Non dipende dalla sensibilità del confessore o della dirigibilità psicologica del penitente. Nella DS entrano in gioco vari elementi legati a fattori umani che vanno presi in considerazione per il compimento del cammino vocazionale.

Infine sono diversi i soggetti interessati ai due processi.
In quello sacramentale, il sacerdote opera in persona di Cristo e con l'incarico dalla Chiesa. Nella DS, l'adulto nella fede opera perché scelto da un altro credente come suo compagno di cammino.
La diversità non significa la incomunicabilità e la vicendevole noncuranza. Sottolineare però la diversità comporta richiamare una caratteristica interessante della DS: è una realtà "laica". Difendere questa affermazione significa espandere la responsabilità all'intera comunità e non riservarla unicamente al sacerdote. C'è qui ampio spazio per valorizzare i doni degli educatori e di quanti hanno un carisma particolare di orientamento e di accompagnamento nella fede. Resta sempre vero che non ci si può inventare nè guide spirituali di comunità, nè direttori spirituali di singoli.


In estrema sintesi argomentiamo le mete di crescita nel cammino spirituale: non si tratta spesso di un percorso lineare che procede attraverso passaggi matematici e assolutamente prevedibili; la nostra umanità intercetta la Grazia e così ne nasce un “impasto” a volte complesso, a volte semplice, ma sempre interessante. Lasciandoci abitare sempre più da Cristo, la meta successiva., si fa sempre più chiara, vivace e coraggiosa.



img1 QUALI METE di CRESCITA nel CAMMINO di DIREZIONE SPIRITUALE?

 

  1. Chiarire a se stessi il senso della vita cristiana, attraverso una conoscenza più profonda della vocazione dell'uomo e del mistero di Dio.
  2. Maturare nella capacità di identificarsi con il Cristo, con i suoi valori (quelli del Regno), i suoi atteggiamenti (la povertà, l'obbedienza al Padre, il radicale abbandono a Lui), le sue scelte (donare la propria vita per gli altri).
  3. Edificare la propria identità personale attorno alle virtù teologali di fede, speranza e carità, consegnando il proprio progetto di vita al Signore Gesù e alla Chiesa.
  4.  Discernere l'orientamento della propria vita cristiana: verificarne la sincerità, prendere atto delle tappe di crescita da raggiungere e comprendere le motivazioni che stanno a monte dei momenti di stasi o di regressione.
  5. Crescere nella propria consapevolezza ecclesiale, maturando la capacità di vivere il proprio Battesimo e la propria Confermazione come responsabilità di annuncio e di testimonianza di fede.
  6. Vivere gli atteggiamenti propri dell'Eucaristia, nella crescente attitudine al servizio, alla condivisione con i poveri, alla comunione con i credenti nella parrocchia, nell'associazione e nella diocesi. Apertura al mondo e agli emarginati.
  7.  Imparare a distinguere ciò che è bene e male in senso oggettivo, secondo i criteri evangelici, e in senso soggettivo (cioè bene o male "per me", qui ed ora, a questo punto del mio cammino di crescita). Essere aiutati nel discernimento degli spiriti, per capire ciò che viene da Dio e ciò che è frutto di inganno.


dir2 "Ho sognato che camminavo in riva al mare con il Signore
e rivedevo sullo schermo del cielo tutti i giorni della mia vita passata.
E per ogni giorno trascorso apparivano sulla sabbia due orme:
le mie e quelle del Signore.
Ma in alcuni tratti ho visto una sola orma.
Proprio nei giorni più difficili della mia vita.
Allora ho detto: "Signore, io ho scelto di vivere con te
e tu mi avevi promesso che saresti stato sempre con me.
Perché mi hai lasciato solo proprio nei momenti difficili?
E lui mi ha risposto: "Figlio, tu lo sai che ti amo
e non ti ho abbandonato mai:
i giorni nei quali c'è soltanto un'orma nella sabbia
sono proprio quelli in cui ti ho portato in braccio".

Desiderio di realizzazione, spinta al compimento, bisogno di compagnia, ricerca delle tracce, incoraggiamento nella sfida, sostegno e partecipazione al "prezzo da pagare", gioia e condivisione nella "ricompensa"; così, ogni cammino spirituale, ogni discernimento vocazionale, ogni inizio, ogni percorso, ogni arrivo è una via della croce, una via della risurrezione, un itinerario pasquale!

"Guardare al futuro e a quali piste e cammini si aprono davanti alla propria vita, in dialogo con il Signore, è una peculiarità che con costanza attraversa la vita del singolo. Non sono infrequenti alcune domande esistenziali: Signore che cosa devo fare? Signore cosa tu vuoi che io faccia? Signore chi sono io? Il Signore viene, sta alla porta e bussa, ma il vegliare e il sapere cogliere con chiarezza la presenza del Signore e cosa il Signore sta dicendo nella propria vita interiore rappresentano una sfida costantemente aperta.
L'accompagnamento spirituale conosciuto nella vita parrocchiale con il nome di direzione spirituale è allora quella forma di carità cristiana attraverso cui la Chiesa accompagna il fedele a saper cogliere con sapienza, alla luce dello Spirito Santo, la presenza di Dio nella storia della propria vita. L'accompagnamento spirituale è un cammino dentro una relazione a tre. Colui che accompagna, colui che si lascia accompagnare e l'azione dello Spirito Santo che si esprime nella vita di ogni persona, con il suo linguaggio e i suoi gesti. La conoscenza di sé e il cominciare a vivere la propria vita quotidiana in relazione al Signore e in vista di del regno dei cieli ne sono il fine. L'accompagnamento spirituale appartiene ai doni battesimali: saggezza, fede, discernimento, adeguata preparazione dottrinale, lo sviluppo dei doni ricevuti e la buona esperienza in un cammino ecclesiale sono le caratteristiche necessarie per l'esercizio di questo ministero".

Alcune note "tecniche" precisano la natura della direzione spirituale ed evidenziano la delicatezza e la preziosità di una specifica carità cristiana che vuole il bene del prossimo in ragione della sua evoluzione spirituale e di vita, attraverso un percorso di sequela della via della croce.


CHE COSA E' LA DIREZIONE SPIRITUALE (DS)

 

  1. 1. Compito della direzione spirituale è sostenere il credente nel vivere la realtà di ogni giorno con senso religioso. Evidentemente richiede un lungo processo di educazione e di comprensione della realtà, incominciando dalla propria vita, da se stessi. La DS diventa così uno strumento e un'occasione per imparare a vivere la realtà di ogni giorno con senso religioso.
    La spiritualità non è un piano costruito al di sopra e al di fuori della vita abituale, dell'esperienza quotidiana, della ricerca della propria identità. Costituisce invece il quadro portante di tutta l'esistenza. La spiritualità è nella vita. Staccarsi dalla vita è rigettare l'impegno spirituale. La vita spirituale costruisce l'ordito della trama di tutte le relazioni che ogni persona intesse.
    Non sarà mai sottolineata abbastanza l'importanza dell'adulto in tutto questo processo. Il ruolo della sua persona e della sua vita, il peso dello stile e delle modalità che adotterà, avranno incidenza determinante nella storia che il credente vive.
  2. L'integrazione tra fede e vita non risulta sempre facile a quanti vivono periodi di transizione nella vita, come succede ai giovani. La scelta del proprio genere di vita non è agevole per chi aprendosi alla storia e alla responsabilità sente il richiamo di mille voci e di numerosi desideri. non può essere imposto un comportamento; può essere richiesto un aiuto. Qui si affianca "l'accompagnatore spirituale", che con il dono del consiglio orienta e sostiene le scelte.
    La direzione richiesta non può essere considerata che "a termine". Un aiuto, ma solo fino al punto in cui il diretto è capace di assumere personalmente la direzione della propria vita.
    La direzione spirituale come non crea una dipendenza, così non richiede una delega in bianco. Lavora per la crescita delle persone. Ogni maturazione è misurata da un doppio criterio: quello della libertà interiore e quello della responsabilità dei comportamenti.
    L'accompagnatore spirituale in quanto invitato a inserirsi nel dialogo con il proprio Signore da parte di un giovane, e in quanto mediatore di un servizio qualificato, e significativo, diventa in un certo senso, la figura simbolica di Dio che è presente e nascosto nello stesso tempo. Orienta, sostenendo e accompagnando. Muove, illuminando le situazioni e rapportandole alla chiamata profonda iscritta nel cuore di ciascuno. Dirige, mettendo al servizio dell'altro, la personale esperienza di Dio.

direzione_spirituale "Il titolo dell'opera fa riferimento alla prospettiva centrale del pioppeto che porta verso l'infinito, in un'immagine interamente realizzata con numeri, lettere e parole ebraiche, che insieme costituiscono una texture alfanumerica sostenuta da una ferrea logica linguistica, quella della ghematrià. Secondo la quale ogni lettera corrisponde ad un numero e così ogni parola ha oltre che un significato letterale anche un valore numerico, ma anche filosofico e segreto".
 
Questo il significato racchiuso dall'opera La direzione spirituale, di Tobia Ravà, che il Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Roma Riccardo Di Segni ha donato a Papa Benedetto XVI in occasione della visita alla Sinagoga di Roma del 17 gennaio 2010. Un'occasione storica celebrata dunque anche nel segno dell'arte, la seconda visita di un Papa alla Sinagoga in 22 secoli, a oltre vent'anni dalla prima di Giovanni Paolo II, nell'aprile del 1986. Benedetto XVI ha ricambiato donando un'opera di Giovan Battista Piranesi.

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accompagnarE L'accompagnamento spirituale è una dimensione imprescindibile dalla carità pastorale della comunità che impegna sé stessa, attraverso le diverse presenze e competenze, a sostenere il ritmo che lo Spirito suscita nelle coscienze di coloro che hanno risposto "si" a Gesù e nella compagnia dei fratelli e delle sorelle di fede cercano e trovano un sostegno.
La cura della propria interiorità è il segno dell'amore dovuto a sé stessi e che di natura si traduce nella cura dell'interiorità del prossimo. A questo servizio di vicinanza e di amicizia spirituale ognuno è chiamato nella misura in cui egli stesso è disponibile a seguire il "maestro interiore" al quale la Parola, i Sacramenti e l'esperienza di fede comunitaria danno forma, spessore e contenuto.
La cura della propria ed altri interiorità diventa oggi l'imperativo assoluto di una cultura e di una società che anela a quel di più di unità interiore che troppo spesso la vita concreta disperde, a quel di più di significato e di pace al quale spesso di sottraiamo per altre, effimere e più aride consolazioni, nelle quali riponiamo erroneamente e maggiormente la nostra fiducia.
Disse Gesù: "...perché la mia gioia sia in voi...". In questo l'esperienza cristiana è accattivante, nella promessa di Gesù, nella sua capacità di attuarla. Noi ne percepiamo di lontano i contorni, il gusto, ad essa continuamente aneliamo, spesso confondendola, ma nella possibilità mai sottratta di recuperarla. Pretendere per sé stessi una buona vita spirituale è volerci davvero bene; chiedere aiuto è un diretto, trovare un compagno di viaggio è una grazia. Decidere di lasciarsi guidare dallo Spirito e cercare il confronto con un direttore/direttrice spirituale è quanto mai opportuno.
Per coloro che fossero interessati alcune note di HENRY NOUWEN possono contribuire a renderci istruiti sul tema della direzione spirituale.

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nebbia1 I fari della macchina cercano invano di penetrare un muro di nebbia.

Ma il muro resiste e la luce si disperde in mille raggi sfuggenti.
Una striscia bianca dipinta sull'asfalto è l'unico contatto con la realtà.
Non rimane che affidarsi ad essa sperando che un tratto
segua fedele quello che lo precede.
Altrimenti non saprei dove andare, dovrei rallentare ancora e vado già così piano!!

 

Signore, così è la mia fede.
Nella nebbia in cui spesso è avvolta la mia vita la ragione cerca certezze, vorrebbe conoscere la meta, ma, simile ad una linea bianca al centro della strada, c'è solo la Tua Parola che mi dice:

" Vieni, fidati !!
Se c'è la linea c'è anche chi l'ha tracciata.
Seguila senza paura.
Alla fine della strada mi troverai con il pennello ancora fresco di vernice in mano."

Piergiorgio Da Rold

gesu Capodanno di sangue ad Alessandria d'Egitto, dove un'autobomba esplosa davanti ad una chiesa copta alla fine della messa di mezzanotte ha fatto 21 morti e molti feriti. È stato un duro colpo per la folta comunità cristiana d'Egitto, e una notte da dimenticare per i copti di Alessandria, bersaglio dell'esplosione all'uscita da una funzione religiosa per propiziare il nuovo anno. Un testimone oculare ha riferito di un «bagno di sangue», seguito da un via vai di ambulanze tra i corpi martoriati a terra.

Il calendario liturgico quest'anno non ci ha fatto celebrare la festa di S. Stefano, primo martire. Il giorno successivo al Natale, domenica 26 gennaio 2010, la chiesa ha celebrato la Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe.

La liturgia non ci ha "forzati" quest'anno a passare bruscamente dalla gioia del Natale alla celebrazione del martirio cristiano. Gli eventi invece ci hanno "costretti" a vedere l'immagine di un Gesù macchiato di sangue umano, quello delle vittime degli attentati, secondo gli eventi che conosciamo.
"Gloria a Dio nell'alto dei cieli e pace in terra..."! Un Natale, una storia, una pace ancora macchiata di violenza, quella di chi la programma e la esegue, quella con la quale qualcuno reagisce. Forse si è trattato di un caso isolato, tutto relativo ad una situazione nazionale; forse solo in Egitto, forse solo in India, forse solo qua o là...
Di certo la violenza non ha colore e religione; parrebbe quasi un "bene dell'umanità", di cui una sua parte ne va fiera, persino la promuove e sulla quale ci guadagna.
La violenza non ha ragioni, non ha giustificazioni. Ma quel sangue sul volto di Gesù suona come l'ennesimo schiaffo, l'ennesima beffa di un satana che si compiace di tentare all'ultimo una fede provata e imbarazzata. Quelle macchie di sangue umano sul volto di Cristo sembrano ancora la sua disdetta, quella dell'insignificanza di un amore che ancora troppo spesso non si capisce, perché investe nel perdono.

 

"Pace in terra, agli uomini che Dio ama"!
E nella fede non ci rimane che provare a balbettare una preghiera...

E' veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
rendere grazie sempre e in ogni luogo
a te, Signore, Padre santo,
Dio onnipotente ed eterno.

A imitazione del Cristo tuo Figlio
i santi martiri
hanno reso gloria al tuo nome
e hanno testimoniato con il sangue
i tuoi prodigi, o Padre,
che riveli nei deboli la tua potenza
e doni agli inermi la forza del martirio,
per Cristo nostro Signore.

Dal prefazio dei martiri