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In questa sezione vengono raccolti gli editoriali e gli articoli più importanti a partire dal 2010

Il diavolo della Tasmania è un mammifero marsupiale. Gli aborigeni della Tasmania indicavano questo animale con vari nomi; il nome comune del diavolo della Tasmania, tuttavia, anziché derivare dai nomi aborigeni deriva dai versi che questo animale è solito emettere durante le ore notturne, che dovettero ricordare ai primi esploratori e ai coloni le urla demoniache. Inoltre, questo animale è di colore nero, appare estremamente irascibile e rissoso e si nutre di carogne, tutte caratteristiche solitamente associate con facilità a entità malefiche. A supporto di ciò vi è il fatto che localmente questo marsupiale è noto anche come Beelzebùb's pup, "cucciolo di Belzebù".
 

Cucciolo di Belzebù. Si diceva: "Tale padre, tale figlio". Quaresima 2015: come allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo, così oggi, anche noi, siamo tentati dal diavolo o da chi per lui! Non sono certo del fatto che abbiamo direttamente a che fare con il padre degli inferi, ma sono sicuro che se ogni famiglia è stata affidata ad un angelo custode, è altrettanto vero che ogni famiglia ospita, suo malgrado, un Beelzebub's pup!; se è vero che la moda contemporanea impone ad ogni famiglia la presenza di un cucciolo di cane, di gatto o di coniglio e la doverosa cura degli stessi, con attenzioni e spese al limite del ridicolo e della moralità, è altrettanto vero che la presenza di un Beelzebub's pup non è meno dispendiosa, anzi certamente più laboriosa e subdola. La convivenza in casa con il così detto "diavolo della Tasmania", è un dato di fatto, gli abbiamo creato il suo spazio, lo alimentiamo non più con gli scarti della tavola, ma con cibi prelibati che il mercato non manca di produrre e proporre, lo portiamo con noi tenendolo al guinzaglio, gli facciamo le coccole e quando fa la cacca....

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Non occorre essere raffinati sociologi per notare quanto la mentalità che trasuda dai vari “media” renda oggi l’uomo sempre meno distinguibile dalle cose e di conseguenza, come le cose, controllabile e disponibile. Così anche la vita, il nascere e il morire diventano oggetti disponibili. La morte sta diventando un presidio terapeutico, un’opzione tra le altre, addirittura un indice di progresso. Così anche il figlio diventa oggetto di diritto e non soggetto di diritto, da ottenere anche a costo di calpestare la dignità e la vita degli altri. A tal proposito la scienza ha messo a disposizione numerose tecniche atte a favorire la fecondazione. Lungi da me criminalizzare chi si adopera per il benessere e la salute delle persone, solo vorrei sottolineare che non tutto quello che si può fare, solo per il fatto che è possibile, sia anche opportuno farlo. Del resto la storia insegna!

Uno di questi campi “minati” in cui la scienza si è particolarmente prodigata, è quello della PMA: la Procreazione Medicalmente Assistita.

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Messaggio del Consiglio Episcopale Permanente per la 37a Giornata Nazionale per la vita (1° febbraio 2015)

Solidali per la vita“I bambini e gli anziani costruiscono il futuro dei popoli; i bambini perché porteranno avanti la storia, gli anziani perché trasmettono l’esperienza e la saggezza della loro vita”. Queste parole ricordate da Papa Francesco sollecitano un rinnovato riconoscimento della persona umana e una cura più adeguata della vita, dal concepimento al suo naturale termine. È l’invito a farci servitori di ciò che “è seminato nella debolezza” (1Cor 15,43), dei piccoli e degli anziani, e di ogni uomo e ogni donna, per i quali va riconosciuto e tutelato il diritto primordiale alla vita.
Quando una famiglia si apre ad accogliere una nuova creatura, sperimenta nella carne del proprio figlio “la forza rivoluzionaria della tenerezza e in quella casa risplende un bagliore nuovo non solo per la famiglia, ma per l’intera società.
Il preoccupante declino demografico che stiamo vivendo è segno che soffriamo l’eclissi di questa luce. Infatti, la denatalità avrà effetti devastanti sul futuro: i bambini che nascono oggi, sempre meno, si ritroveranno ad essere come la punta di una piramide sociale rovesciata, portando su di loro il peso schiacciante delle generazioni precedenti. Incalzante, dunque, diventa la domanda: che mondo lasceremo ai figli, ma anche a quali figli lasceremo il mondo?

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Esercizi Spirituali Parrocchiali e Zonali 2015 in preparazione al Pellegrinaggio Diocesano delle Famiglie presso la comunità parrocchiale di Marcheno

Per giovani e adulti

Predicatore: don Giorgio Comini, direttore dell'Ufficio Famiglia della Diocesi di Brescia

Lunedì 23, Martedì 24, Mercoledì 25 Febbraio 2015 dalle 20:30 alle 22:00

Presso la Parrocchia Ss. Pietro e Paolo in Marcheno

Ore 20.00 Inizio – Silenzio
Ore 20.30 Invocazione dello Spirito e annuncio della Parola Meditazione guidataTempo per la meditazione personale, per l'Adorazione Eucaristica, per il confronto e le confessioni
Ore 22.00 Conclusione comunitaria

Che cosa mai potremo dire di questo tempo che stiamo vivendo? E' un tempo buono, favorevole; oppure, diciamo, difficile, complesso. E' forse mai esistito un tempo semplice?

A noi tocca di vivere questo: un tempo non meno maledetto e non più benedetto di altri tempi. E', il nostro, un tempo che attende continuamente la Benedizione di Dio e la nostra, affinché il dire e fare bene di Dio e il nostro possano interagire e, di epoca in epoca, creare spazi e luoghi di umanità come riflessi di una speranza ulteriore, fino al compimento.

Mi occuperò brevemente insieme a voi, per questo piccolo spazio, del nostro tempo, condividendo alcune osservazioni che possano ristabilire un criterio e una modalità dignitosi e con una ampia percentuale di buona riuscita.

            Confessiamo il nostro disagio per un tempo prossimo e futuro determinato da uomini che ripetutamente vivono con molti pregiudizi nei confronti dei loro simili. Dichiariamo il nostro imbarazzo nei confronti di una modalità di confronto che interpreti nella parola pregiudizio, come atteggiamento ingiusto, le osservazioni contingenti e opportune di chi ha rispetto per la persona e desidera il suo bene e per questo non accetta frettolose e facili soluzioni alle sfide di questa epoca, dichiarata già da tempo post-moderna.

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vienisignoregesuDi chi siamo, Signore? Impossibilitati ed incapaci ad appartenerci, non siamo ancora tuoi.
Non ci sentiamo tali, nel desiderio di esserlo.
Se la concorrenza di uno sleale avversario ci convince ad una invincibile solitudine, rimaniamo sgomenti nella percezione della tua prossimità.
Non per noi stessi, non ancora per te.
Profughi, dalla casa precedentemente sfrattati, pellegrini transitiamo nelle stagioni dello spirito;
inverno, primavera, estate, autunno. E di nuovo.

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