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In questa sezione vengono raccolti gli editoriali e gli articoli più importanti a partire dal 2010

Perdon d'Assisi 2015Ciao, sono una tazza da campeggio. Sai quelle di latta che trovi in quei grossi negozi per sportivi...ecco una di quelle. Perché scrivo? Perché invece di finire al mare o in  montagna, il 2 Agosto ero alla Porziuncola in Santa Maria degli Angeli a festeggiare il PERDONO DI ASSISI.

Sai cosa è il perdono?  Una notte del lontano 1216 un tal Francesco si trovava appunto in Porziuncola che è una chiesetta e stava pregando ardentemente quando all'improvviso tutto si illuminò e comparve Gesù Cristo e alla sua destra sua Madre e tutto attorno una moltitudine di angeli.

Venne chiesto a Francesco cosa desiderasse per la salvezza delle anime e lui rispose: “ Santissimo Padre, benché io sia misero e peccatore, ti prego che a tutti quanti, pentiti e confessati, verranno a vistare questa chiesa,  tu conceda ampio e generoso perdono, con una completa remissione di tutte le colpe”. Cristo accolse la richiesta di Francesco ma alla condizione però che tale richiesta venisse formulata al suo vicario sulla terra cioè il Papa.  Ovviamente il Papa accettò così Francesco con le lacrime poté dire ai suoi fratelli: “Fratelli miei, voglio mandarvi tutti in paradiso!”.

Negli ultimi 499 anni seguendo 5 condizioni, i pellegrini possono ricevere tale perdono ed è per questo che il 2 Agosto è diventata una festa importante.

Da 35 anni i frati minori organizzano per i giovani la Marcia Francescana: un cammino di 8 giorni nei quali ci si prepara ad arrivare il 2 Agosto proprio in Porziuncola. Come faccio a sapere tutte queste cose? Io ho avuto la fortuna di essere acquistata da uno dei partecipanti a questa marcia e con lui ho veramente condiviso ogni singolo momento perché o sullo zaino o sulla bisaccia o legata ai pantaloncini ero sempre con lui; dalle 5.30 durante la colazione fino all'ultimo sorso d'acqua della giornata.

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Padre Silvano FaustiIl 24 giugno 2015 ha lasciato la vita terrena padre Silvano Fausti, nipote del padre Giovanni martire a Scutari in Albania nel 1946. Se n'è andato in silenzio a 75 anni dopo circa diciotto mesi di una malattia invincibile di cui non parlava mai nemmeno agli amici: «Ne avremo di tempo lassù per contarcela...», rispondeva via mail a chi voleva rivederlo, senza nulla lasciar presagire. Grande teologo e filosofo poliglotta, missionario spesso in Africa, inviato anche per delicate questioni nel mondo come in Cina. Dalla sua ordinazione nel 1968 impegnato a Milano dove è stato il fondatore ed animatore di una comunità a Villa Pizzone, aperta notte e giorno per i più poveri e disperati, come lo era il suo cuore, la sua «casa» dove tornava sempre dopo i suoi impegni nel mondo: lì (come desiderava) si è spento.

Era stato per quindici anni il confessore del confratello cardinal Carlo Maria Martini: ne aveva raccolto l'ultimo respiro, «gli tenevo una mano mentre moriva, la sorella e i nipoti l'altra...».ne aveva mutuato la modestia, abito di vita in ogni istante unita alla passione per la montagna: il Resegone era loro meta settimanale di svago (condizione imposta da Silvano a Martini per accettare di diventarne il confessore) e meditazione nel silenzio. Soprattutto ne aveva accolto e condiviso lo spirito dell'«accoglienza» sempre, senza se e senza ma, ventiquattro ore su ventiquattro, moltiplicandole se occorreva e rinunciando anche al sonno. Rubando ore notturne, di getto in una settimana (lo dice lui stesso) fortunatamente si è deciso a scrivere l'anno scorso «Silvano Fausti, sogni, allergie, benedizioni», in cui condensa pensieri ed esperienze, le sue speranze francescane nei giovani, il suo amore per il paese d'origine, la sua famiglia: un «testamento» che, ora si comprende, ha sentito come dovere di testimonianza, presagio di una fine vicina, per chi ne raccoglierà il testimone spirituale. E nel suo paese amato e cantato, accanto ai genitori Mercedes e Santino, ha voluto l'ultima dimora.

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L'affermazione di Papa Francesco in EG che è già diventata un riferimento: la realtà è più importante dell’idea. Dice il testo:

 «Esiste una tensione bipolare tra l’idea e la realtà. La realtà semplicemente è, l’idea si elabora. Tra le due si deve instaurare un dialogo costante, evitando che l’idea finisca per separarsi dalla realtà… La realtà è superiore all’idea» (EG 231).

Citazione ormai celebre viene ripresa in ambienti diversi per circostanze diverse: ha il pregio di non far rinunciare agli ideali, ma di radicare il pensatore nella realtà, orientandola ad un percorso sostenibile verso un compimento possibile.
In realtà, complessivamente fa bene alla Chiesa, sempre lanciata oltre il contingente, andare verso l'alto mentre vola, non perdendo di vista la terra e la storia degli uomini; fa bene alla chiesa e al mondo riprendere un dialogo nel quale ci si prova a capire.

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Pellegrinaggio a MedMedjugorje, un nome che sentivo lontano solo pochi mesi fa, un luogo che diversi amici e parenti hanno visitato e mi hanno raccontato con una gioia nel cuore che non comprendevo.

Ecco, io ora racconto a voi, non con la presunzione di convincervi ad andare un giorno, ma con la mia personale gioia nel cuore che vorrei condividere con i miei compaesani che leggeranno queste semplici righe.

Non vi so spiegare il perché ho deciso di andare in quel paese lontano della Bosnia Erzegovina, non per la sua fama o per gli effetti “speciali” che tanti raccontano e vedono, non per grazie particolari, ma mi sono detto:” io come Cristiano devo andare, La Nostra Madre Maria non apparirà per sempre e questa è un’occasione, un dono dal cielo che ci viene offerto”.

Anche per me è arrivato quel giorno, il 30 Aprile, siamo partiti da Brozzo, noi un gruppo di venti fedeli della nostra valle, qualcuno era già andato e altri come me affrontavano per la prima volta quel viaggio che io vi descriverò tanto solitario, poiché personale, quanto fraterno per la condivisone dell’esperienza con i fratelli che abbiamo accanto.

Quindici ore di pullman, pesanti, ma credetemi essenziali, poiché la ricerca della fede e la sua coltivazione è proprio un cammino, a volte un calvario proprio come quello che Nostro Signore ha intrapreso e ci ha insegnato.

Il primo giorno ero confuso, vedevo intorno a me tante persone, ma che dico tante migliaia che pregavano con pregevole intensità e concentrazione, che ho cominciato a non essere più sicuro che la mia fede fosse così salda come credevo.

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bimbochiamabimboIl giorno 10 aprile noi del gruppo di catechismo EFESO (2°media) siamo andati a visitare la sede dell’ associazione: “bimbo chiama bimbo” un’ associazione che aiuta le famiglie.

Ci siamo ritrovati alla chiesa alle ore 14:00. abbiamo preso la corriera; dopo un viaggio divertente e pieno di rumori, siamo arrivati a Mompiano. Ci siamo recati a piedi fino all’entrata dell’associazione. Dopo essere entrati, siamo stati un po’ al parco giochi dove ci siamo divertiti molto.

E’ poi arrivato il presidente di “bimbo chiama bimbo”: Fabio, che si è presentato e ci ha descritto l’associazione e di come gli sia venuta l’idea di far nascere un gruppo di volontari così grande che aiuta le famiglie in tutti i suoi ambiti .

“Bimbo chiama bimbo” nasce nel 1997 da un’esperienza fatta in Croazia da un gruppo di amici per aiutare un orfanotrofio.

Oggi coinvolge centinaia di volontari e aiuta moltissime famiglie in difficoltà, sia in Italia che all’ estero.

Dopo questa presentazione, Fabio ci ha ricordato una parte del vangelo in cui in ogni persona dobbiamo vedere il volto di Gesù.

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La grandezza fugge chi la cerca e segue chi la fugge.
Il genio femminile

L'espressione è tratta dal Talmud. Nutrivo il desiderio di esprimere pensieri di gratitudine verso tutti coloro a diverso titolo vivono una appartenenza forte alla comunità di fede della parrocchia e direttamente o indirettamente condividono il percorso di crescita che in essa si sperimenta sotto l'azione dello Spirito Santo. A tutte queste persone è rivolto il più grande ringraziamento per il servizio svolto. A tutti è dedicata l'espressione del Talmud, celebrando la grandezza che segue ad ognuno per la fede disponibile che accoglie la Grazia dell' “Amore Più Grande” (così è titolata l'ostensione della Sindone in corso in questo tempo a Torino).

Nessuno me ne vorrà se esplicito e dedico questo pensiero di grandezza alle donne della comunità.

State molto attenti a non far piangere una donna: poi Dio conta le sue lacrime!.
La donna è uscita dalla costola dell'uomo, non dai suoi piedi perché debba essere pestata, né dalla testa per essere superiore, ma dal fianco per essere uguale... un po' più in basso del braccio per essere protetta e dal lato del cuore per essere amata.

Anche questa espressione è tratta dal Talmud.

La Bibbia ci parla sia di uomini che di donne, anche se, indubbiamente, vi è un grado di subordinazione delle donne nella Bibbia, le quali non godevano di molti diritti: venivano considerate proprietà dell’uomo (unico ed indiscusso capo della casa), e separate nei momenti politici, sociali e di culto. A tal proposito e per rendere meglio il concetto, esiste è una preghiera ebraica che recita così: Sii ringraziato o mio Signore perché non mi hai fatto ne pagano, né schiavo, né donna.

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