A me capita, ma non penso di essere il solo. Sfogliare il vecchio album delle fotografie di famiglia mi fa venire un groppo in gola.

Immagino di sfogliare l'album delle fotografie di questo anno pastorale; sono tante, persino troppe ed è piacevole. Emozioni, sensazioni, sentimenti, quante! No, non è solo la nostalgia per il tempo passato, almeno, non solo quello. Il groppo alla gola è un misto di gioia e tristezza, distinte e confuse.

È l’acuta consapevolezza dei tanti errori fatti; è anche la paura, a tratti straziante, che gli errori si siano ripercossi sugli altri.

E' la gioia di momenti indimenticabili; è la consapevolezza di appartenere ad un tempo, ad un luogo, a delle circostanze uniche ed irripetibili per la loro grandezza.

Quanta Grazie, quanti peccati, quanto impegno, quante fragilità!

Proviamo a vedere il “bicchiere mezzo pieno”; speriamo di essere stati capaci di affrontare gli inciampi con lo spirito giusto, dotati forse di un sufficiente senso mistico e pratico.

Passano le immagini. Giriamo pagina e altre fotografie ci riportano a volti noti e meno noti... Forse siamo stati troppo severi, forse troppo buoni, forse superficiali, forse approssimativi, forse confusi, forse eccessivamente decisionisti, pragmatici, eccessivamente presenti, troppo assenti; semplicemente, forse troppo limitatamente umani? Ci si trova spesso ad essere adulti si, ma per circostanze che per la loro complessità ci imbarazzano e ci si trova ad essere responsabili per situazioni che a volte ci umiliano perché ci trovano impreparati ed impacciati.

Tutto bene, quindi? Sorrisi, serenità, festa sono ciò che appare in un album di eventi sereni, momenti celebrativi, situazioni di festa, così come deve essere; e la vita, quella reale, alterna e amalgama speranze e drammi, delusioni e sogni che gli album non raccontano, ma che la memoria ed il cuore non dimenticano.

Chiudo l'album e lo riapro dall'inizio; le foto di un anno di vita pastorale si susseguono, il groppo non passa. Ci chiediamo che cosa ci siamo persi? Ci fermiamo e pensiamo.

Potevamo fare diversamente, potevamo rinunciare a qualcosa per rilanciare noi stessi e chi vive con noi attraverso scelte più impegnative ed osare di più? Lo poteva fare il parroco, lo potevano fare marito e moglie, lo potevano fare il genitori, gli insegnati, i catechisti, i datori di lavoro, i dipendenti, i volontari, i politici, gli amministratori, la Chiesa, lo Stato ecc. ecc.. Dubbi ormai sterili? Ma...

Di certo la nostra vita, quelle delle nostre famiglie e delle nostre comunità si impastano insieme; noi stessi oggi ci facciamo consapevoli di essere stati formati da chi volevano formare, nel bene e nel male.

Ripenso spesso ad uno spezzone del film October Baby, recentemente visto in oratorio.

Nel dialogo tra un poliziotto e una giovane, figlia nata a seguito di un tentativo di aborto salino, in cerca di una madre sconosciuta, c'è qualcosa di saputo e di vero, che la circostanza grave di una madre che ha abortito fa ulteriormente emergere; essere saggi è la visione di chi sa che il grano e la zizzania sono sempre mescolati insieme.

-Oh, aspetta un attimo. Che cosa dirai? Insomma, se troverai tua madre? Che cosa dirai? Sono curioso.

-Non lo so

-Beh, mia moglie dice sempre questa cosa: “Essere umani significa essere meravigliosamente imperfetti”.

E, beh, è incinta di cinque mesi del nostro quarto figlio...quindi credo di capirlo quello che sta passando...e quando dev’essere dura. ...Quindi sai, la vita non è sempre bianca o nera.

Quindi odia il crimine, non il criminale.

“Essere umani significa essere meravigliosamente imperfetti”. Che bella affermazione!

Disse Gesù a suo tempo: “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro” (Mt 5,48). Guardo le foto di un anno pastorale e vedo ciò che è “meravigliosamente imperfetto”, reso perfetto dalla autenticità di chi ha il coraggio vero e profondo di dichiarare la sua perfetta impotenza e per questo affidarsi serenamente ancora a Colui che è Perfetto.
don Maurizio