Gli esercizi spirituali parrocchiali quest'anno avevano un tema generale che era una affermazione  "In Gesù Cristo il nuovo umanesimo" e un sottotitolo "Esercizi nella vita corrente " con l'esortazione da una lettera di Pietro apostolo "La vostra vita sia bella in mezzo ai non credenti" che e' la proposta di una interpretazione e poi scalata di un Everest. C'era una guida in rosa: Suor Eliana Zanoletti che ha suggerito nei tre giorni un "metodo" progressivo ,come quello alpinistico dei campi successivi in quota verso la vetta: affrontare la scalata nel concreto, nella attualità del momento " ogni giorno, ogni ora,  ogni minuto… stupefatti di poter captare( così recitava la preghiera al Signore proprio della prima sera) queste scintille del tuo volere che sono i nostri microscopici doveri."

Il tutto legato a parole chiave nelle tre tappe, alle virtù cardinali: uscire, abitare (carità); educare, annunciare(speranza ); trasfigurare (fede). Con un modello, Gesù Cristo nelle sue azioni quotidiane a cominciare dal ministero in Galilea, e poi S. Paolo nel suo apostolato "alle genti" guardando al loro stile e comportamento nelle diverse occasioni, spiegandolo in modo semplice e comprensibile nelle tre sere con un brano del Vangelo e due lettere dell'Apostolo. Non dando "soluzioni", che sono personali, ma "suggerendo", come fa il buon seminatore che lancia il granello dando inizio a un processo di vita, attendendo poi paziente il frutto "in umiltà, disinteresse, beatitudine", riferita a quelle del brano evangelico, " specchio in cui guardarci che ci permette di sapere se stiamo camminando sul sentiero giusto". Con una chiosa: "Anche Dio si è fatto uomo per farsi comprendere" che è stato il filo conduttore unificante dei commenti ai tre brani di Sacra Scrittura.

Gesù (Mc.21-39) "esce" e va a Cafarnao "entra nella sinagoga". Non si presenta ma lo fa coi suoi gesti concreti: parla "con autorità" ; libera un indemoniato; entra in casa di Simone , prende per mano la sua suocera a letto, la libera dalla febbre (non dice il Vangelo la guarisce, dà un aiuto) ma la fa alzare " ed ella li serviva", fa partecipi subito gli altri della sua "grazia". Gesù "abita" il mondo con la sua carità e poi si ritira a pregare ( a ricentrarsi) ma al mattino presto "se ne andò a proclamare nelle sinagoghe attraverso tutta la Galilea ed a scacciare i demoni". Voce del "Verbo" (Il Verbo che si è fatto carne) per noi che "usciamo" restando dentro noi stessi, "abitiamo" senza conoscere chi ci vive accanto.

Poi S.Paolo (Atti degli Apostoli) che ad Atene, per strada, annunzia Gesù e la resurrezione", si prende per questo del ciarlatano ma viene invitato a parlare all'Areòpago, vicino all'Acropoli il luogo per eccellenza  (antico tribunale) delle discussioni, del passatempo ateniese di parlare e sentir parlare. Parla dell'unico Dio, "poiché di lui stirpe noi siamo" e viene ascoltato, ma viene deriso quando parla di "resurrezione di morti". Paolo "uscì" da quella riunione": ma il seme era gettato: "Alcuni aderirono a lui", esempio della chiesa ferita e sporca per essere "uscita" per le strade (annunziare, educare) di cui parlava papa Francesco nel brano di riflessione serale, "e divennero credenti". Infine Il S. Paolo della lettera ai Corinti (testo della terza sera) con quell'inizio folgorante "Aspirate alla carità. Desiderate intensamente i doni dello Spirito Santo, soprattutto la profezia". E poi "Chi parla con il dono delle lingue non parla agli uomini ma a Dio, poiché mentre dice per ispirazione cose misteriose, nessuno comprende. Chi profetizza invece parla agli uomini per loro edificazione, esortazione e conforto. "Chi parla con il dono delle lingue edifica se stesso, chi profetizza edifica l'assemblea." Ed ancora. "Grazie a Dio io parlo con il dono delle lingue più di tutti voi, ma in assemblea preferisco dire cinque parole con la mia intelligenza per istruire anche gli altri, piuttosto che dieci parole con il dono delle lingue".  Chiaro il messaggio reso esplicito dalla proposta del testo sempre di papa Francesco: "Vi raccomando anche in maniera speciale la capacità di dialogo e di incontro. Dialogare non è negoziare. Negoziare è cercare di ricavare la propria"fetta" della torta comune. Non è questo che intendo. Ma è cercare il bene comune di tutti. Ricordatevi inoltre che il modo migliore per dialogare non è quello di parlare e discutere ma quello di fare qualche cosa insieme, di costruire insieme, di fare progetti: non da soli tra cattolici, ma insieme a tutti coloro che hanno buona volontà. E “senza paura". Il cerchio si chiudeva con quel semplice commento di Suor Eliana (profeta): "Noi tentiamo insieme in umiltà, disinteresse, beatitudine oggi perché oggi viviamo." Un rimando a quel titolo iniziale "La vostra vita sia bella in mezzo ai non credenti." Trasfigurazione nella carità (ancora voce del Verbo): eravamo in vetta, anche nel Vangelo avviene su una montagna.

Conclusione

A distanza di alcuni giorni, riprendendo in mano testi ed appunti, tento di riunire pensieri sparsi con lo stile del "profeta", cercando di condividere messaggi con parole semplici andando a ritroso. Cominciando dagli ultimi istanti della terza sera, quando ormai tutti se n'erano andati: l'ultimo indugio sulla porta con Don Maurizio che spegneva le luci in successione, il buio nero nero che per un attimo trionfa e dà l'angoscia di un vuoto infinito prima che l'occhio si adatti e là in fondo quel puntino rosso della lampada all'altare che diceva:- Vai tranquillo, io ci sono sempre, io seminatore paziente con te per la "trasfigurazione" che darà il frutto-"

"In fin dei conti sei tu - ho risposto, già fuori, - rileggendo alla luce del lampione due righe della preghiera ultima del nostro triduo -che hai messo dentro di noi l'intelligenza e non c'è risorsa che non abbia all'origine un tuo dono."

La seconda sera quando per il momento di meditazione personale i passi si son diretti al camposanto, un lampo nella mente, l'epigrafe sull’urna di Padre Silvano: “Dio è da sempre tutto in tutti. Per uscire allo scoperto attende solo di essere riconosciuto. In chi lo sa vedere, lo stupore risveglia grappoli di domande,le cui risposte generano ulteriore stupore con meraviglia senza fine". Guardando dal cancello quei lumi nella notte, alcuni tremolanti a muovere animandola l'ombra dei profili delle lapidi o semplici croci su tombe nella notte indistinte, quel " tutto in tutti " sbalordiva: tutti noi, tutti senza distinzione di censo, intelletto o colore, tutti piccoli, fragili ma immensi perché capaci di contenere Lui, la vera immensità, con l'invito a specchiarsi nelle "beatitudini", per riconoscerci nei fratelli. Da qualche parte avevamo letto" La sacralità non è nei luoghi e nelle cose ma sono le persone tutte ad essere sacre"

E la conclusione ritornava all’inizio: Esercizi nella vita corrente "la vostra vita sia bella in mezzo ai non credenti". Come? Con un compagno "dentro" come Lui…