Parco di Ueno, Tokio. Passeggiamo e da lontano vediamo qualcosa di insolito: bolle di sapone, molte, moltissime, alcune piccole, alcune grandi, alcune giganti; colorate dei colori dell’arcobaleno. Da lontano si vedono i passanti con i bambini che si fermano e guardano. Intravedo una giovane donna che con un attrezzo apposito, immergendolo in un secchio di acqua e sapone, trascinandolo e lanciandolo in alto è in grado di creare bolle di sapone in grande quantità e dimensioni. Vicino un ragazzino, si diverte allo stesso modo della giovane donna. Io mi fermo a distanza, scatto la prima foto, ammirato e pensoso, rimango li, muto, affascinato, rapito in pensieri ed emozioni, non tutti immediatamente dicibili. Una bolla di sapone è la magia di un attimo; appare, mostra la sua bellezza, attira lo sguardo divertito ed ammaliato degli adulti e dei piccoli; non ha pretese di eternità; vive la sua gloria di pochi secondi, dona e riceve la sua bellezza e poi scompare, lasciando il desiderio di altri momenti di favola.

Sì, avete ragione, il saluto di un parroco, pretenderebbe altri argomenti; la sacerdolalità del popolo di Dio, del ministero ordinato, la dimensione della pastorale parrocchiale, i progetti, i programmi, le iniziative, la diocesanità, una esposizione dettagliata della corrispondenza conseguita o tradita tra le domande che mi furono poste al rito di ingresso, circa gli impegni che mi assumevo e la mia risposta, generosa o parziale, piena o minima. Non me la sento di parlare di questo. Con me, con noi, nonostante me, facendogli fare una grande fatica, Dio ha fatto il suo lavoro, ciò che gli era possibile, ciò che noi potevamo ricevere, ciò che gli abbiamo concesso. Chiedo scusa per ciò che ho impedito, ostacolato o non facilitato.

A me è stato donato un attimo per fare sintesi, un istante incontrollabile interiormente, capace di farmi infinitamente morire e all’istante rivivere dentro, di una intensità impensabile e sorprendete, non pienamente controllabile emotivamente, come quella di una bolla di sapone. Spettacolo, bellezza, gratuità, piccolezza, fragilità; uno spettacolo d’insieme, tante bolle di sapone, come quello di una piccola comunità, di Marcheno e di Cesovo, che in attimi successivi mostrano la loro bellezza e si fanno dono di colori, di persone, di storie, di fede, di Gesù.

A me è stato dato di vivere in queste comunità queste sensazioni, queste emozioni e sentimenti; sono stato arricchito di umanità e di fede; non una qualsiasi umanità ed non una qualsiasi fede, ma di più, quella degli uomini e donne intelligenti, formati, che sanno volere bene, che dicono sempre, con garbo, quello che pensano; lo stare insieme non è stato quello dei gregari; il tentativo è stato quello di condividere una fraternità vera nello spirito della amicizia evangelica, nella figliolanza e nella paternità che le diverse ministerialità richiedono.

Il Signore benedica le comunità di Marcheno e Cesovo; il mio ringraziamento non colma il debito di riconoscenza nei vostri confronti. Resterò in debito e non lo scorderò, perché il dono è stato davvero grande e bello, come quello di tante, meravigliose bolle di sapone, in un attimo di poesia.

Don Maurizio