Difficile scrivere sul ministero che ho ricevuto a giugno mentre la comunità si appresta a vivere il “cambio della guardia” ma è doveroso da parte mia, scrivere a voi tutti.
Perché il volto di una comunità? Perché nel giorno dell’Accolitato mi sono guardato intorno, ho guardato i volti della mia famiglia, delle persone che entravano in Chiesa, le persone che hanno collaborato a preparare la cerimonia e chi all’esterno “preparava la tavola, o meglio, le tavole”, come una grande famiglia che si riunisce per condividere insieme una giornata, un momento. Ho pensato a ciò che diceva un filosofo del 900, Emmanuel Levinas nell’epifania del volto:

“Quando mi trovo davanti a un volto mi trovo anche davanti a una suprema presenza, non equiparabile a tutte le altre perché il volto è uno spazio nel mondo che non ha equivalenti. Il volto, nei suoi pochi centimetri quadrati di spazio non ha equivalenti. Non posso dire che nel resto dell’universo posso avere un’esperienza simile. Di fronte ad un volto faccio un’esperienza unica. Un oggetto non mi restituisce uno sguardo. Quando incontro un volto faccio un’esperienza unica, che nel resto del mondo non esiste, e faccio l’esperienza di sentirmi la restituzione dello sguardo. Il volto ha questo potere, restituendomi lo sguardo mi interessa perché ingenera in me non semplicemente una reazione, ma una nuova condizione, una condizione responsoriale. La semplice presenza del volto mi responsabilizza. Anche se non dice nulla, il volto parla. Se il volto parla significa che sono costitutivamente chiamato a rispondere. Il volto ha il potere di responsabilizzarmi. L’altro mi responsabilizza prima delle mie decisioni. L’uomo originariamente è responsabile perché fin dall’inizio è sotto questa suprema presenza del volto. Levinas sostiene che il volto è più alto di me e più povero di me.

Il Vescovo Tremolada nella lettera Pastorale parla della Santità dei volti e i volti della Santità di conseguenza è con grande riconoscenza che mi rivolgo a tutti i “volti” che ho incontrato in quella precisa giornata e perché no, anche a quelli che il volto, lo sguardo, lo rivolgono da un'altra parte quando ti incontrano perché giudici nei confronti degli altri ma anche di se stessi ma tranquilli, l’unico vero Giudice è Dio e a Lui, non la si racconta perché Lui solo sa la vera verità. A tutti, ripeto, esprimo la mia riconoscenza per tutto ciò che è stato fatto, alle parole di vicinanza e a chi con un biglietto mi ha espresso il proprio: “grazie del tuo eccomi”.

E questa la vera Chiesa, non Chiesa gerarchica ma Chiesa popolo di Dio, è lì, nei volti delle persone che Dio si manifesta perché è vero che si festeggiava l’evento legato ad una persona ma assolutamente legato a Dio che si è manifestato con un volto, Gesù Cristo. Gesù ha pianto per il suo popolo ma Gesù sorride quando una comunità si riunisce nel suo nome.
L’accolitato mi ha anche portato ad essere, diciamo così, un tantino più visibile e cosi con la futura ordinazione, e qui una precisazione.
Io non sono diverso dagli altri, io sono chiamato a testimoniare il Vangelo in maniera diversa ma tutti i battezzati sono chiamati a farlo ed ognuno in risposta ad una chiamata. Preoccuparci di essere visibili, applauditi, di contare in un modo o nell’altro non ha nulla a che fare con lo spirito Evangelico. Dobbiamo preoccuparci di testimoniare il Vangelo e non preoccuparci del consenso. Il Diacono Gabriele cosi mi scrive:” Non abbiamo un Gesù diverso per ogni cuore, ma abbiamo Gesù che parla ad ognuno dei nostri cuori”.

Questo è stato l’ultimo passaggio in parrocchia e il prossimo sarà l’ordinazione che solitamente viene celebrato in duomo. Quando sarà mi viene chiesto? Questi anni di discernimento sono serviti per capire se la mia era un’ambizione o una chiamata e ad oggi, chi mi aiuta in questo, vede in me il “futuro Diacono”.

Tecnicamente potrebbe essere l’anno prossimo ma è tutto vincolato al terminare gli esami, senza avere sostenuto tutti gli esami a Brescia non si può essere ordinati. Ad oggi ne ho sostenuti 19 e ne mancano 14 di conseguenza le speranze sono ridotte ad un lumicino ma sarà quel che Dio vorrà.

Beh, non posso certo terminare senza dire due parole sul nostro oramai ex parroco nonché “mega direttore”, termine usato da Paolo Villaggio nel suo “fantozzi”.
Starti dietro caro don, non è stato poi così facile perché, come dice Rachele, tu non cammini, tu corri.

È stato un bel correre perché tu hai reso visibile ciò che la Chiesa gerarchica, anche ai “piani alti” dimentica troppo spesso e cioè, il Vangelo va vissuto, dobbiamo essere testimoni credibili e questo lo ha ribadito il Concilio Vaticano II quando Paolo VI chiese ai padri conciliari di riflettere e trovare un unico tema: “Chiesa che riflette su sé stessa (Chiesa cosa dici di te stessa?) e Chiesa che riflette nei sui rapporti con il mondo (Chiesa che cosa vuoi essere per il mondo?). Tu hai riflettuto e hai portato nel nostro piccolo mondo, nel nostro piccolo Marcheno ciò che dovrebbe essere normale, e tu sei stato “un prete splendidamente normale”, fedele alla sua missione, hai ascoltato, seguito e testimoniato il Vangelo, hai visto nel “volto” degli altri, Gesù, non dimenticando le nostre individualità, perché anche Gesù ha fatto così. Ora, come tu hai detto al Cpp, Gesù ti ha chiamato da un'altra parte, vuole che insegni questo nella stanzetta dei bottoni perché anche lì, ogni tanto qualcuno si dimentica di questo e chi meglio di te può ricordare loro che Gesù camminava in mezzo alle folle, mica stava seduto sulle poltroncine.

Hai detto a Gesù un altro “eccomi”, e Lui ne sarà felice. Ora “corri” da un'altra parte e sopra tutto…falli correre.

La comunità teme che tutto ciò che è stato fatto possa dissolversi con il cambio del parroco ma se la comunità e don Mauro andranno “dietro A Gesù” e non davanti, questo non accadrà.

Buon viaggio don e grazie per avermi accompagnato nel mio cammino al diaconato, ti aspetto all’ordinazione. Un enorme abbraccio a Pietro e Rosi che non smetteranno di correre con te.

Doriano