Quest'anno è stato particolarmente bello iniziare la Quaresima con gli esercizi spirituali con predicatore Mons. Gabriele Filippini.

Infatti, il giorno prima, nell'udienza generale della domenica in Piazza S.Pietro, Papa Francesco, arrivato un attimo in ritardo per aver voluto prima salutare gli ammalati fatti radunare al riparo dalla pioggia, così aveva esordito scherzando sul tempo: "La giornata è un po’ bruttina, ma se l’anima è in gioia è sempre un buongiorno". Ed ancora : "La Quaresima non è triste ma tempo di preparazione alla gioia della Pasqua. Anche quest’anno, con il presente messaggio, desidero aiutare tutta la Chiesa a vivere con gioia e verità in questo tempo di grazia e lo faccio lasciandomi ispirare da un’espressione di Gesù nel Vangelo di Matteo: «Per il dilagare dell’iniquità l’amore di molti si raffredderà».

Ed anche lui con la sua Curia nei giorni successivi come noi era impegnato ad Ariccia negli esercizi spirituali .

Primo giorno: Credere in Dio oggi

Ho ripreso in mano gli appunti dopo una quindicina di giorni per una verifica: se, sedimentati i ricordi, qualche cosa di importante era rimasto vivo e come.

Ho sperimentato quanto sia efficace il ragionare piano di Monsignor Filippini, sempre sul tema, quasi sussurrato, perché robusto e sicuro ancorato alla Sacra Scrittura, ma anche a letture assidue ed attenzione al fenomeno della cultura che continuamente i mass media (dal parlato, allo scritto, ai film) ci fanno assorbire. Il tutto concluso da immagini-idee forza.

A cominciare da quell"Oggi".
Non il ricordo di ieri, "i bei tempi andati", che rischia essere piagnisteo.
L'oggi della profezia evangelica avverata: "Per il dilagare dell'iniquità l'amore di molti si raffredderà."

La citazione poi di mons. Mario Delpini parlando ai giovani seminaristi della sua diocesi: "Siamo nel pieno di un cambiamento d'epoca che ha i tratti di un processo che inquieta, sorprende lascia smarriti. Molti credenti e non si chiedono: dove stiamo andando ?".

Ma la riflessione si era aperta con una lettura dall'Esodo: quella di Dio che parla a Mosè dal roveto ardente: fiamma di fuoco concreto che non si consuma , il Dio vero eterno che riscalda l'amore. "Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe…ho osservato la miseria del mio popolo".

Tutto, a cominciare da quel "mio popolo", nelle parole di Monsignor Filippini si è fatto chiaro: il "Credo in Dio padre onnipotente" della nostra professione di fede; il "Padre nostro" dell'invocazione insegnata da Gesù…. Dio è concreto, non è senza volto, "un dio a modo mio" modellato sull'uomo diventato dio che crede di essersi appropriato della conoscenza del bene e del male, non considera più una virtù la fedeltà. E via via nelle citazioni moderne di "oggi" sembrava crescere davanti un parete verticale infinita di difficoltà ,insuperabile.

Ed ecco l'immagine indimenticabile: "Gesù Dio non può essere un inganno, ci ha detto che è un padre: in ebraico Aman, a significare fede, vuol dire roccia". Dio è "il chiodo" sicuro, diceva papa Ratzinger, al quale siamo appesi per procedere passo, dopo passo, verso la vetta: se si toglie cade tutto. Basta non farlo, credendoci. Ecco l'atto di fede "mirabile complessità" : contemplazione, fiducia nella potenza e misericordia di Dio. Ed ecco la seconda immagine:" Sentirsi sorretti da braccia sicure" sempre.

E quando tutto questo sembra lontano, quando si vive il "silenzio di Dio" ? Monsignor Filippini ha citato santi e scrittori : tornando a casa ho aperto internet per leggere i giornali e mi sono ritrovato a continuare gli esercizi spirituali. Il vaticanista di Repubblica Paolo Rodari scriveva che Papa Bergoglio nell'incontro riservato di qualche giorno prima con i vescovi romani aveva parlato dei suoi dieci anni di "smarrimento", fino al '92.

Diceva di aver vissuto "il tempo di una grande desolazione, un tempo oscuro". "Credevo - continuava - che fosse già la fine della mia vita" perché "sì, facevo il confessore ma con uno spirito di sconfitta". E ancora: "Ho pregato tanto, in questo tempo, ma ero secco come un legno" perché "credevo che la pienezza della mia vocazione fosse nel fare le cose". Tuttavia, "non ho lasciato la preghiera e questo mi ha aiutato".

Quindi (ultimo pensiero della sera), fermarsi, pregare, abbandonarsi nelle braccia del Padre.

Secondo giorno: Cristo Redentore dell'uomo

Ribattuto il "chiodo" il passo avanti è diventato non più facile, ma più fiducioso, mentre con attenzione osservavo la Croce della Camargue riportata sul foglietto introduttivo della serata. Riunisce i tre simboli delle virtù teologali: Fede, Speranza, Carità, come dire tutto.

Introduceva la serata il passo dell'evangelista Matteo con la domanda di Gesù agli apostoli (noi) più che mai attuale, definitiva detta da Lui: "La gente chi dice che sia il figlio dell'Uomo" . Uomo come noi. E la risposta "Tu sei Cristo il figlio del Dio vivente ".

Prova e conseguenza - ricordava Filippini - che Dio è un padre che ci vuole salvi. Poi le citazioni cominciare da Tommaso ( il più noi dei dubbi): "Signor mio e Dio Mio". Gesù è quello sulla Croce non è buonismo .Via ancora con le citazioni fino alla indimenticabile di Papa Bergoglio ( il segno della seconda serata ): "Sono un peccatore al quale Dio ha guardato". Ha guardato dalla Croce, ha sofferto nella carne, flagellato e col cuore squarciato. Il problema di sempre e di ogni giorno per tutti è "…quando l'uomo non ha più la percezione di esser sbagliato, di avere bisogno di una salvezza…" Che esempio Bergoglio.

"Con Cristo, in Cristo e per Cristo" dice il sacerdote. S.Paolo usa l'espressione "In Cristo Gesù" ben 164 volte.
Siamo "cristiani".
Il Cristianesimo è il vero umanesimo.
"Gesù è morto duemila anni fa ma di tutti i morti egli rimane il più vivo". (Paolo VI°).

E' uno squarcio di luce nel buio sentire che una inchiesta Doxa di qualche anno fa ha messo in risalto che il 64% degli Italiani è molto interessato a Cristo.

Mi sono perso il resto. Mi era venuto in mente il bassorilievo capolavoro del 1178 di Benedetto Antelami che raffigura la Deposizione nel duomo di Parma: Gesù con le braccia ancora spalancate sulla Croce, con la mano destra appena schiodata, sorretta da un angelo, sembra accarezzare il volto di Maria, allegoria della Chiesa, accanto a Giovanni, abbracciando quindi tutti noi.

Mi sono rimesso sui binari ascoltando la citazione dal Diario di Julien Green, cristiano luterano, quando racconta che, giovinetto angosciato, nella notte chiede alla mamma: "Ma io mi salverò?".
La mamma risponde "Credi in Gesù Cristo?".
"Sì" risponde lui.
" E la mamma: "Ti salverai, dormi ora."

Si torna al primo giorno, quello del chiodo e abbandono nelle bracci di Dio in attesa della Pasqua di Resurrezione.

3° Giorno: Lo Spirito Santo e la Chiesa

E' stata la sera più difficile anche se in logica successione, pure storica delle Scritture: Dio Padre dell'Esodo; Gesù Cristo del Vangelo; la Pentecoste degli Atti degli apostoli. Il "Credo" è chiaro: "Credo nello Spirito Santo che è Signore e dà la vita". Ed ancora "Credo la Chiesa, una santa cattolica e apostolica"

Ma il Dio Padre che accompagna il "suo" popolo per millenni, il Cristo sulla Croce "in cui si congiungono nell'unità di una sola persona le due nature, la divina e umana eternamente distinte ed eternamente indivise senza confusione e senza separazione" (concilio di Calcedonia) hanno straordinaria concreta visione mentre lo Spirito Santo è sempre raccontato per simboli: fuoco, vento, colomba, profumo Ancora Filippini: "Potremmo dire che è l'azione di Dio, Dio che agisce. Cristo che è presente ed opera. Si vedono i frutti e non si vede lui"

Paolo VI°: " La Pentecoste è una festa che non finisce mai, dura ancora, durerà sempre, come se un grande fuoco fosse stato acceso."

Mi sembra di capire: il cerchio si chiude tornando al fuoco inestinguibile del roveto ardente della prima sera a quel "mio popolo" del Padre, oggi la Chiesa e noi.

La Chiesa oggi? Ancora una immagine pregnante di Papa Francesco:" Io vedo con chiarezza che la cosa di cui ha più bisogno la Chiesa oggi è la capacità di curare le ferite e riscaldare il cuore dei fedeli la vicinanza la prossimità io vedo la Chiesa come un ospedale da campo dopo una battaglia. E' inutile chiedere a un ferito grave se ha il colesterolo alto. Si devono curare le sue ferite. Poi potremo parlare di tutto il resto. Curare le ferite, curare le ferite e bisogna cominciare dal basso" .

Per chiudere l'apologo ultimo di monsignor Filippini in sintesi: in Cina alle guardie rosse giunte in un villaggio che chiedevano dov'era la Chiesa il bambino risponde sorridendo: "La Chiesa sono io". Tutto lampante

Credere in Dio oggi ed operare di conseguenza: tocca a noi, aggrappati al "chiodo" di papa Ratzinger.

Anonimo